TERRITORIO E DINTORNI

Azienda agricola:

L’azienda agricola è sviluppata nei terreni circostanti all’agriturismo, per una superficie pari circa a 3,5 ettari.

Produce principalmente ortaggi stagionali, come melanzane, zucchine, pomodoro, angurie, meloni, fragole ecc. nel periodo primaverile – estivo, e radicchio, finocchi, cavoli, ecc. nel periodo invernale.

 

 Ortaggi che vengono piantati su appositi teli di nylon per evitare la crescita di erbe infestanti, oppure piante come le angurie, i meloni, le zucche vengono ricoperte di paglia, (pacciamatura con paglia). Orto

L’azienda agricola produce anche mele e pere con un frutteto di circa 1800 piante.
L’agriturismo è circondato da circa cinquecento piante da frutto miste come ciliegi, spettacolari nel periodo di fioritura e ottime come confetture, mandorli, fichi, albicocche, pesche, un vigneto di uva fragola, tipica uva importata anni orsono dall’america (uva isabella) con il caratteristico gusto e profumo di fragola, e di recente piantumazione un nuovo oliveto dal quale verranno prodotte olive e portate in un vicino frantoio per l’estrazione dell’olio.

 Padovane

Non mancano gli animali di bassa corte tipici veneti come le galline ovaiole, la faraone ma anche razze rare come le galline padovane, anatre e oche.

Si possono trovare anche delle simpatiche capre e dei maiali vietnamiti.
Caratteristica fondamentale dell’azienda è che è un’azienda agricola biologica, iscritta ad A.I.A.B (associazione italiana agricoltura biologica) e certificata da  ICEA (istituto certificazione etica ambientale).

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Tutta l’azienda è circondata nel perimetro da siepi le quali hanno sia la funzione di proteggere le colture da inquinamento esterno, sono state piantate alternando piante a basso fusto, con piante a medio-alto fusto e con alberi, formando in tutti i sensi una barriera, ma anche hanno lo scopo di ospitare e riparare insetti utili.

Insetti, come la coccinella che divora migliaia di afidi, costituiscono un patrimonio naturale da proteggere e salvaguardare utilissimi per la lotta biologica, la quale prevede che ogni insetto in natura abbia un suo antagonista, e quindi, usare insetti utili per contrastare insetti dannosi.

 

Non solo insetti, ma anche volatili come rondini, rondoni, cinciallegre, pipistrelli, civette, barbagianni ecc. che trovano sempre più difficoltà a nidificare nelle nostre zone.

Capre010_000 Passeggiando all’interno dell’azienda agricola, nei dintorni dell’agriturismo si possono scorgere in posizioni strategiche siti di nidificazione per varie specie di volatili.

Nel periodo primaverile, si possono anche intravedere, nidiate di merli, e adulti indaffarati nel ricercare cibo.

 

 

DINTORNI

 

Padova

Padova è una delle maggiori città d´arte d´Italia con un patrimonio artistico e culturale tutto da scoprire. Di particolare importanza sono gli affreschi del XIV e XV secolo: dai famosi capolavori di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, a quelli meno noti, come i giotteschi affreschi di Giusto De Menabuoi all’interno del Battistero del Duomo e della Cappella del beato Luca Belludi al Santo e numerose altre opere tutte da visitare.

Padova poi è la città del Santo, come affettuosamente i padovani chiamano S. Antonio.

La Basilica eretta poco dopo la sua morte è maestosa e ospita innumerevoli tesori d´arte che si sono accumulati nei secoli; la devozione secolare attira ogni anno migliaia di pellegrini da tutto il mondo.

Inoltre, molte altre sono le chiese che meritano indubbiamente una visita.

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Bellissimo il Prato della Valle, una delle più grandi piazze d’Europa, ampio circa 90.000 mq, a sud di

Padova, sebbene si trovasse entro le mura della città, continuò a mantenere per lungo tempo il suo aspetto paludoso e malsano, dovuto alla conformazione a catino del terreno, dove l’ acqua ristagnava, tanto da assumere quell’ aspetto di valle che giustifica il nome.

Solo nel 1775, il provveditore della Serenissima Andrea Memmo decise il risanamento del Prato, stabilendolo anche come luogo di incontro e centro commerciale.

Il progetto, affidato a Domenico Cerato, professore d’Architettura pratica all’ Università Patavina, comprendeva in origine, oltre all’ isola circondata dal canale ed attorniata da statue che rappresentassero i più importanti personaggi della storia di Padova, anche botteghe, caffè, luoghi di sosta e di riposo.

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Memmo decise di dividere in 48 eguali porzioni le due ellissi, cosicché il canale fosse abbellito da 88 statue in realtà ce ne sono 78, con otto piedistalli sormontati da obelischi, mentre due sono ancora vuoti.

Il materiale utilizzato fu la pietra tenera dei Berici (colli vicentini).

L’Orto Botanico che, fondato nel 1545, è uno dei più antichi d’Europa, così come, una delle più antiche del mondo è l’ Università, fondata nel 1222.

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 Coloratissime le Piazze che ospitano nel cuore della città  i mercati sopratutto di generi alimentari, e Palazzodella Ragione in cui, sotto il Salone, le botteghe espongono specialità gastronomiche di tutti i tipi.

 

Un quartiere di Padova meno conosciuto, ma caratteristico e di grande fascino, è l’antico ghetto ebraico che tra le sue viuzze nasconde piccoli negozi di artigianato, antiquariato e locali amati dai giovani, in cui è possibile mangiare e bere il tipico spriz fino a tarda sera.

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Questa città si impara a conoscerla e ad amarla semplicemente percorrendo le viuzze del centro storico, sedendosi nel famoso CaffèPedrocchi, camminando tra  le bancarelle del mercato e le botteghe sotto il salone o lasciandosi incantare dai numerosi concerti e spettacoli teatrali.

 

I colli euganei

La linea dell’orizzonte s’interrompe d’improvviso, la pianura lascia il posto ai verdi e antichissimi rilievi – qualcuno li ha contati, sono 81 - dei Colli Euganei. Con la loro inconfondibile forma a cono, testimone di una remota origine vulcanica, i Colli costituiscono un ambiente a sé stante nella pianura veneta.

Posizione favorevole, clima mite, ottima esposizione, la presenza di sorgenti termali hanno favorito lo stanziamento di popolazioni sin dalla preistoria. Con il consolidarsi della presenza umana sono apparsi fra i boschi secolari le coltivazioni, dalla vite all’ulivo. Una grande oasi verde nel cuore della pianura, oggi tutelata dal Parco Regionale, istituito nel 1989, che sovrintende su una superficie di 18.700 ettari, carica di storia, ricchezze naturali e prodotti entrati a far parte della nostra tradizione.

Il modo ideale per conoscere i Colli Euganei è muoversi a piedi o in bicicletta. Ci sono itinerari alla portata di tutti. Per gli amanti delle due ruote, che preferiscono non confrontarsi con le pendenze delle strade interne, c’è la possibilità di “circumnavigare” tutta l’area percorrendo l’anello ciclabile di recente istituzione.

Chi preferisce muoversi a piedi, ha a disposizione una fitta rete di sentieri e strade sterrate, che s’inoltrano nei boschi e si aprono su panorami mozzafiato.

E’ possibile mettersi in cammino su facili percorsi che si addentrano nel cuore del parco e osservare dove crescono e maturano i gustosi frutti di bosco, raccogliere funghi ed erbe spontanee, leggere le tracce degli animali selvatici, come i cinghiali, imparare a riconoscere le sommità e a scorgere l’antica presenza dell’uomo.

Il nostro primo itinerario parte dalla celeberrima Abbazia di Praglia, ai piedi del monte Lonzina, nota per i suoi chiostri e le ricche biblioteche.

 

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Quindi si sale fino al centro storico di Teolo, che la tradizione ritiene patria di Tito Livio. Da qui parte il sentiero per il Monte della Madonna. Da Teolo a Castelnuovo si scorge prima la palestra di roccia del Monte Pendice quindi la sommità del Monte Venda, il punto più alto dei Colli. Proseguendo verso sud, valicato il passo del Roccolo, ci s’inoltra nel cuore dei Colli, magari percorrendo il sentiero Atestino, fra dolci pendii baciati dal sole. Da non perdere Villa Beatrice d’Este, convento del XII secolo oggi museo provinciale da cui si gode uno splendido panorama. Scendendo verso ovest arriviamo a Cinto Euganeo, antico centro pre-romano, e raggiungiamo il Museo geo-paleontologico di Cava Bomba.

 

Abano

Le terme d’Abano assieme a quelle di Montegrotto sono la più grande stazione termale d´Europaspecializzata in fango-balneo-terapia. Le acque delle Terme appartengono alla categoria delle acque sotterranee profonde. Passano nel sottosuolo a 2000-3000m metri e durante questo processo si arricchiscono di sali minerali uscendo alla temperatura di 87°C. Sia l´acqua che il fango posseggono delle sorprendenti proprietà curative e benefiche. Caratteristica, durante il periodo freddo, è la fuoriuscita di calore sotto forma di vapore dai tombini delle strade.

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La storia delle acque di Abano Terme e delle sue proprietà terapeutiche era già nota in epoca paleoveneta, Dopo la caduta del grande impero furono restaurate le strutture e finalmente nel ´300 gratificate con il primo riconoscimento scientifico.
Una vacanza alle Terme Euganee significa dimenticare lo stress d’ogni giorno in un´oasi di pace.

 

Montegrotto

Chiamata San Pietro Montagnon fino al 1934, che deriva in origine dal nome Romano Mons Aegrottorum (monte dei malati) era già conosciuta 3000 anni fa per le sue proprietà termali.
Le antiche popolazioni, prima gli Euganei che danno anche il nome alla zona, e dopo i Veneti conoscevano bene le proprietà terapeutiche delle acque che sgorgano in queste zone boschive di collina.
Le Terme di Montegrotto assieme a quelle di Abano, anche chiamate Terme Euganee, sono la più grande stazione termale d´Europa specializzata in fango-balneo-terapia. Le acque delle Terme appartengono alla categoria delle acque sotterranee profonde.

 

Este

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Este, città madre dei Veneti antichi, città d’antichissima origine, Este sorge in provincia di Padova o nella zona meridionale dei Colli, Euganei.
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30 km da Padova, 60 da Venezia e Bologna e solo 8 dal comune di Monselice ed è raggiungibile percorrendo la A13, con uscita a Monselice, oppure percorrendo la S.S. n. 16 Padova-Rovigo e la S.S. n. 10 Padana Inferiore.
La città di Este deve il suo toponimo al fiume Adige, Athesis per i Romani, che scorreva in questo territorio fino al 589, quando la celebre rotta ricordata da Paolo Diacono ne spostò il corso di qualche chilometro più a sud.
La romanizzazione del Veneto fu un processo pacifico: i Veneti si allearono con i Romani contro i Galli, ed ottennero lo statuto di colonia romana.
Este riuscì a mantenere una propria autonomia amministrativa fino alla fine dell’Età repubblicana, mentre l’accentramento politico dell’Età imperiale non permise il mantenimento delle antiche magistrature.
Dopo il crollo dell’Impero romano l’abitato di Este subì un rovinoso attacco da parte delle truppe di Attila, riducendosi ad un semplice villaggio rurale. La città rinacque dopo il Mille, raccogliendosi intorno al castello del suo feudatario Azzo, poi Azzo II d’Este. I Signori di Este, dopo aver ottenuto il titolo marchionale, diedero vita ad una delle principali dinastie italiane e trasferirono la loro capitale a Ferrara (1239).
Conquistata per ben due volte da Ezzelino da Romano, che ne fece distruggere il Castello (1238 e 1249), Este nel XIV secolo fu contesa fra gli Scaligeri, i Carraresi ed i Visconti fino all’atto di spontanea sottomissione a Venezia nel 3505, che segnò l’inizio di un lungo periodo di pace.

Durante la dominazione di Venezia, la città conobbe un periodo di ricchezza economica e sviluppo demografico, purtroppo interrotto dalla drammatica pestilenza del 1630.
La risistemazione amministrativa voluta da Napoleone e l’affermarsi di una classe media diedero nuovo impulso alle municipalità, che promossero iniziative di notevole interesse, quali la nascita del Museo Nazionale Atestino e l’apertura delle scuole pubbliche.

Conserva i resti del bellissimo Castello dei Carraresi, famiglia che le ha conferito l’aspetto di città giardino, eretto tra il 1338 e il 1339 da Ubertino da Carrara, circondato da una cinta lunga 1.000 metri, abbellita da 12torri, che oggi racchiude i giardini pubblici.

Este conobbe momenti di grande potere nel Medioevo quando diede il nome agli Estensi (per lungo tempoSignoria su Ferrara). Interessanti da visitare sotto il profilo architettonico sono la chiesa di S. Martino ed ilDuomo. Lo sviluppo di Este proseguì anche dopo l’annessione al Regno d’Italia, nel 1866: oggi la città è un centro agricolo, artigianale ed industriale di notevole rilievo.

 

Monselice

Monselice fu abitata fin dall’ età del bronzo e la leggenda attribuisce la fondazione della città al troiano Ossicella, compagno d’Antenore.

A Monselice la Rocca federiciana domina dalla sommità del colle la pianura e l´abitato sottostante.
Le mura merlate e il poderoso castello con la sua ricca collezione d´armi e armature, ricordano l´importanza strategica di questa cittadina in epoca medievale, e la Giostra della Rocca, spettacolare manifestazione che si ripete ogni anno la terza domenica di settembre, rievoca i giorni in cui Federico II l´imperatore soggiornò a Monselice, coinvolgendo gli abitanti in giochi e festeggiamenti che ancora oggi entusiasmano cittadini e turisti.
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Ai piedi dei Colli Euganei è un importante centro dalle caratteristiche architettoniche medioevali. Famose sono le Sette Chiesette, opera dello Scamozzi, che costeggiano la strada che partendo dal centro della città arriva a Villa Duodo, anch’essa opera dello Scamozzi.

 

Montagnana

Di particolare bellezza sono le mura medioevali, con un perimetro di ca. 2000 metri, coronate dalla merlatura e dal camminamento di ronda, sono rafforzate con 24 torri esagonali. Montagnana è anche interessante per i suoi palazzi cinquecenteschi ed ottocenteschi, oltre che rinomata per il tipico prosciutto crudo che vi è prodotto.

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Fra le città murate del Veneto, Montagnana è quella che meglio ha saputo conservare la sua cinta medievale: le manomissioni sono, infatti, poche e poco evidenti, al punto da poter affermare che attualmente l’ammiriamo circa come si vedeva nel XIV secolo. Montagnana però non è soltanto una cittadina “pittoresca”, ma anche un luogo dove generazioni d’uomini intraprendenti e dotati di buon gusto hanno lasciato, dal ’200 sino ad oggi.

 

 

Abbazia di Praglia

Visitare l’Abbazia di Praglia oggi significa percorrere d’un tratto quasi mille anni di storia, osservare i segni delle successive modificazioni architettoniche, vivere il clima di un monastero benedettino nella sua piena attività. Intorno al 1100 il conte Maltraverso di Montebello crea una fondazione signorile dando inizio alla storia dell’Abbazia.Nel corso del Medioevo il centro ecclesiastico fu un caposaldo dell’opera di colonizzazione benedettina. Essendo tutt’oggi occupata dai monaci, l’Abbazia non è completamente visitabile.

La sua struttura si snoda attraverso una serie di chiostri quadrangolari ai quali si affiancano la Sala del fuoco comune, il Refettorio monumentale, il Refettorio ordinario, la basilica, la presenza dell’Assunzione della Vergine, opera di giovan Battista Zelotti che lavorò a Praglia dal 1559 al 1562.
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Le tele del soffitto della bellissima biblioteca antica, così come quelle sulle pareti del Refettorio monumentale sono dello stesso artista. La biblioteca, costruita in seguito alla riedificazione del monastero avvenuta nella seconda metà del ’400, divenne nel 1562 la prima biblioteca in Italia ornata di dipinti. Oggi il patrimonio librario è costruito da circa 100 mila volumi con molte opere di pregio e rare, restaurate nel famoso Laboratorio del llibro condotto dagli stessi monaci.

 

Cittadella

Cittadella è un esempio eccezionale in Europa di borgo murato in pianura, è sede del premio Nazionale di Poesia e d’altre importanti manifestazioni culturali, rappresenta uno dei più interessanti esempi di città fortificata in campo medievale.

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La sua cinta muraria, eretta nel 1220, quasi intatta, è di pianta poligonale, con quattro porte ai quattro cardinali, in corrispondenza delle uscite degli antichi cardo e decumano: è lunga 1460 m., alta fino a 13m. ed interrotta da 16 torri e 16 torresini. Può essere percorsa interamente a piedi sugli spalti recentemente riattati, ed incorpora, a Porta Padova, la chiesa del Torresini ed il Carcere della Torre di Malta, ora sede di mostre ed eventi culturali.

 

 

 

Dopo la guerra, senza grandi impennate, Cittadella sviluppa la sua economia nei settore più diversificati, espandendosi notevolmente all’´esterno della cerchia murata, che tuttavia resta il cuore amministrativo, culturale e terziario della città.

 

 

Piazzola sul Brenta

Nell’Alta Padovana, a pochi chilometri a nord ovest di Padova, sorge Piazzola sul Brenta: un centro che, lungo i secoli, ha alternato periodi di grandezza a periodi d’abbandono e di decadimento. Sin dall’inizio, infatti, il destino di Piazzola fu intimamente legato alle alterne fortune della sua villa e delle nobili famiglie che la abitarono.

Uno tra i primi documenti che parla dell’esistenza di Piazzola è una sentenza del 1229 emessa da Giovanni Donaldo podestà di Padova nei confronti di un certo Martinello da Piazzola notaio. Ma il borgo doveva essere sorto antecedentemente, probabilmente verso il 900 d.C. come castello contro le invasioni ungare.

 

Un piccolo accenno al nome: nei documenti Piazzola viene via via indicata come Plateola, Placeola e Placjola. La forma latina più antica, Plateola, non sembra risalire all’epoca romana, ma essere ben più recente. Secondo gli storici tale nome non sarebbe esistito prima del 1000.

 

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Ricordando l’aspetto della regione, su cui si stendevano fitti boschi, è facile pensare che il toponimo sia il diminutivo derivato da placea, o da placia, che nel latino medioevale indica sia uno spazio di terreno in mezzo al bosco sgombro dalla vegetazione, come quello che appariva lungo il fiume, sia un luogo fortificato, quale poteva essere il castello costruito nell’ampia insenatura del Brenta.
Torniamo all’origine storica di Piazzola. Dagli studiosi sappiamo che a causa delle invasioni barbariche, soprattutto in seguito alle scorrerie degli Ungari e alla sanguinosa sconfitta subita da Berengario nel 899 sulle rive del Brenta, molti villaggi veneti si fortificarono. Si potrebbe perciò ipotizzare che verso l’anno 900 sia stato edificato anche il Castello di Piazzola.
Fu sempre a causa delle scorribande degli Ungari nell’Italia settentrionale che alcune famiglie milanesi furono costrette a trovare rifugio a Padova. Fra queste quella dei Dente, un esponente del quale fu il primo conte del Castello di Piazzola.
I Dente vi ebbero dominio, a parte una breve parentesi in cui il castello fu posseduto dal potente Ezzelino III da Romano, fino alla metà del 1200 quando vendettero la proprietà ad Alessandro Belludi. La famiglia dei Belludi, d’origini popolane, si era arricchita in breve tempo con il commercio delle pelli, e Alessandro Belludi, pelliparius (pellicciaio), acquistò il Castello di Piazzola e i 422 campi annessi per innalzare se stesso e la sua famiglia dalla classe dei “popularis” a quella dei “nobiles castellani”.
Il Castello di Piazzola, ereditato dal figlio Zambonetto Belludi che conduceva vita alquanto sregolata, fu confiscato nel 1315 dal Comune di Padova e da questi ceduto, tra il 1316 e il 1318, a Nicolò da Carrara. I Carraresi, signori di Padova, tennero Piazzola come feudo di famiglia fino al 1413, anno in cui, per le nozze di Maria Carrara con Nicolò Contarini, passò alla nobile famiglia veneziana dei Contarini.
Ebbe così inizio un lungo periodo in cui Piazzola intreccia le sue vicende a quelle delle nobili casate.
Assolutamente da non perdere il mercato dell’antiquariato che si tiene l’ultima domenica d’ogni mese: uno dei più grandi d’Italia.

 

La riviera del brenta

Le ville che si sono conservate intatte fino ad oggi, furono costruite in Riviera a partire dal XV secolo, quando Venezia estese in terraferma i suoi domini (3505). Durante il secolo la potenza commerciale Veneziana subì una battuta d’arresto sia verso oriente, sia, in Europa, a causa della concorrenza dei nuovi mercati americani.

Per questo motivo i Veneziani investirono molti dei loro capitali in Riviera del Brenta. I poderi furono dissodati, talvolta bonificati e messi a coltura. La posizione agevolava i trasporti delle derrate agricole tra Venezia e le aree interne, inoltre le ville che vi furono costruite permettevano ai patrizi veneziani di controllare l’attività nel massimo confort e di godersi l’ambiente naturale.

 

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Nel ’500 sorsero gioielli come villaFoscari progettata dal Palladio a Malcontenta o villa Soranzo(Fiesso d’Artico) affrescata esternamente dal fratello di Paolo Veronese. Successivamente, si moltiplicarono le gradinate sull’acqua, i giardini popolati di busti e decori barocchi come avilla Morosini (Mirano).

Nel ’700 crebbero gli spazi e le ville, che passavano di famiglia in famiglia. Un esempio e un simbolodella Riviera è certamente villa Pisani a Strà con un ampio giardino e vari rustici.

 

 

 

Ogni anno milioni di persone vengono da tutto il mondo a vedere Venezia, fantastica città d’arte che fa sognare tutti con le sue bellezze, i suoi palazzi, le decorazioni, gli affreschi. Ma pochi conoscono e vengono a vedere un’altrettanto bella zona a pochi minuti da Venezia. La Riviera del Brenta è un insieme unico di storia, cultura, arte e paesaggio esposto lungo il fiume Brenta che scorre da Padova alla laguna di Venezia. La zona della riviera ha avuto una storia travagliata. Alle prime popolazioni che s’instaurarono qui attorno al V secolo a.C., si sostituirono i romani che costruirono importanti assi stradali e praticarono un’intensiva agricoltura. Poi arrivarono i Longobardi e in seguito i Feudatari ma solo nel 819 si unificò la popolazione grazie ai Frati Benedettini che costruirono un monastero e all’aiuto della potente Venezia e delle donazioni dei feudatari. Lo stato abbaziale portò i suoi frutti, ma poi ci fu la disputa tra Venezia e Padova.

Solo nel 3505 Venezia assunse definitivamente il controllo su gran parte della Riviera. La bellezza della riviera attirò moltissimi patrizi veneziani, che comperarono territori e per tutto il ’600 e ’700 si fecero costruire ed abbellire splendide abitazioni di campagna. Quando cadde la Serenissima cadde anche l’economia, ma non la cultura della Riviera: infatti, molte di quelle magnifiche ville sono giunte con tutti i loro giardini fino a noi.

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La riviera ha sempre attirato, proprio per la presenza di moltissimi tesori artistici, molti personaggi famosi. L’interesse è suscitato anche dal paesaggio, ma è sempre il fiume l’attore principale. Con la calma corrente che scorre di ansa in ansa aspetta di essere percorso in barca (Burchiello) o avvicinato dalle rive per offrire dal pelo dell’acqua gli stessi scorci che stupirono Goldoni e Casanova, Byron, Goethe e D’Annunzio.

LINK UTILI

http://www.cappelladegliscrovegni.it/ Cappella scrovegni

http://www.basilicadelsanto.org/ Basilica del santo

http://www.caffepedrocchi.it/ Caffe pedrocchi

http://www.padovafiere.it/ Fiera di Padova

http://www.rivieradelbrenta.net/ Riviera del brenta

http://www.ilburchiello.it/ Il Burchiello

www.turismopadova.it  Ufficio turismo Padova terme eugane

www.maratonasant-antonio.com   Maratona S. Antonio

www.terranostra.it  Terranostra

www.taxipadova.com  Taxi Padova

www.trenitalia.com  F.S.

www.veniceairport.com  Aereoporto di Venezia

www.provincia.padova.it/  Provincia di Padova

www.padovanet.it  Comune di Padova

www.unipd.it  Università di Padova

www.arpa.veneto.it/meteo.htm   Previsioni meteo per il VenetoPrevisioni meteo per il Veneto